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ALATRI: SPARATORIA, FORSE SBAGLIO DI PERSONA

ALATRI: SPARATORIA, CONTINUANO LE INDAGINI

Non è clinicamente morto come si credeva fino a qualche ora fa, Thomas però versa ancora in condizioni disperate all’ospedale San Camillo di Roma. Intanto gli inquirenti pensano sempre più ad uno sbaglio di persona. Ad Alatri, piccolo centro del frusinate sconvolto già sei anni fa dalla morte del 20enne Emanuele Morganti, è caccia all’uomo per rintracciare gli autori dell’agguato che ha fatto ripiombare la città nell’incubo della violenza. “Mi avete spezzato il cuore, bastardi tossici – il dolore straziante del papà, Paolo -. Dio perdona, io no. No”. Questo il messaggio che compare sui social,  lo sfogo di Paolo Bricca. A sparare due persone a bordo di uno scooter. Preso di mira un gruppetto di ragazzi seduti su quella scalinata che porta alla piazzetta. Gli investigatori hanno interrogato i testimoni e sono ora al lavoro sulle immagini delle telecamere che hanno immortalato lo scooter sul quale viaggiavano i due killer. La pista maggiormente battuta è quella di un regolamento di conti dopo gli scontri dei giorni passati, ma non è escluso lo scambio di persona, che Thomas cioè non fosse il vero obiettivo, come raccontano più voci in paese. “Evidentemente si trovava con persone identificate come rivali dagli sparatori – spiega il procuratore di Frosinone, Antonio Guerriero -, poi che ne facesse parte o meno lo stiamo verificando”.  Non è escluso che gli autori dell’agguato siano arrivati ad Alatri da paesi o città vicine per regolare i conti delle risse del weekend.

Domenica sera in via Liberio la tragedia, Thomas è a terra, ai piedi della scalinata, tra un vaso ed un albero. Gli amici corrono nella piazzetta per guidare i sanitari sul luogo dell’agguato. Il ragazzo è stato colpito in testa, viene prima elitrasportato all’ospedale di Frosinone e poi al San Camillo di Roma, in condizioni disperate. L’ultimo bollettino parla di situazione cerebrale “gravemente depressa”, con la prognosi che resta riservata.  

“Era un bravo ragazzo, non è possibile. Forse lo hanno confuso per qualcuno che era vestito come lui”, spiega una ragazza. Un disperato appello che ricorda quello di sei anni fa quando Alatri pianse Emanuele, massacrato di botte a qualche centinaio di metri da dove è avvenuto l’agguato a Thomas. “Questa città non ha imparato niente”, la dura constatazione della sorella, Melissa. “Il sacrificio di mio fratello – dice – non è servito a niente”.

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