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LATINA: POLITICA E CLAN, DUE ARRESTI

Dalle prime luci dell’alba, nel capoluogo pontino, la Polizia di Latina e Roma, insieme ai Carabinieri del Comando Provinciale, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 2 persone ritenute responsabili del delitto di scambio elettorale politico mafioso.

Il provvedimento restrittivo si basa sulle risultanze acquisite in due diverse indagini eseguite dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia e dagli Agenti delle Squadre Mobili di Latina e Roma.

Nell’ambito dell’indagine denominata “Touchdown”, è stato accertato l’intervento illecito di un imprenditore operante nel settore dei rifiuti, coadiuvato da un suo collaboratore, in occasione dell’elezione amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di Latina del 5 giugno 2016.

In particolare l’imprenditore, previo pagamento di una somma di 45.000 euro a membri del “Clan Di Silvio”, assicurava l’aggiudicazione di almeno duecento voti al capolista candidato nella lista “Noi con Salvini”, nei quartieri di influenza criminale del Clan. Evidenze investigative confermate dalle indagini condotte dalla Polizia e dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia RICCARDO Agostino e PUGLIESE Renato.

Nella circostanza, è stato documentato che il collaboratore RICCARDO Agostino è risultato essere il tramite per l’accordo politico mafioso tra il “Clan Di Silvio” e l’imprenditore operante nel settore dei rifiuti.

In particolare dalle dichiarazioni è emerso che RICCARDO aveva ricevuto una sorta di investitura da parte del Clan Di Silvio nel curare i rapporti con la politica della provincia di Latina ed in occasione della tornata elettorale del 5 giugno 2016, tramite l’imprenditore destinatario dell’odierno provvedimento, di sostenere la candidatura di un politico della Lista “Noi per Salvini” nonché dell’attacchinaggio dei manifesti elettorali.

L’attività investigativa ha consentito di accertare che il pagamento dei 45 mila euro avveniva in tre tranche all’interno dell’azienda operante nel settore dei rifiuti e che, in base all’accordo illecito, nessuno degli appartenenti alla famiglia Di Silvio si sarebbe dovuto presentare presso la sede del partito, per evitare di apparire come “collettore” di voti procurati da soggetto intraneo al Clan, ma che l’imprenditore avrebbe fatto avere le comunicazioni al Clan esclusivamente tramite il RICCARDO Agostino.

L’elezione del politico sarebbe stata per l’imprenditore pontino funzionale alle strategie economiche della sua società per ottenere verosimilmente il monopolio nella gestione dei rifiuti e delle bonifiche nel territorio pontino.

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