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FROSINONE: SPARI NEL CARCERE, LA PROCURA APRE UN’INCHIESTA, RAFFICA D’INTERVENTI

Spari nel carcere di Frosinone, la procura del capoluogo ciociaro ha aperto un fascicolo per far chiarezza sull’accaduto. Al termine dell’ispezione voluta dalla ministra Cartabia, il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria  non  ha rivelato granché sull’accaduto, che già non fosse stato confermato dai sindacati di categoria.

La trama finora nota è da film d’azione: per vendicarsi di un torto subito in carcere un detenuto partenopeo che abitava la cella di un reparto di alta sicurezza avrebbe ricevuto un’arma da fuoco carica, una pistola, recapitata dall’esterno attraverso un drone. Il detenuto, infatti, comunicava con l’esterno perché aveva anche un cellulare. Con la pistola ha minacciato una guardia carceraria, si è recato presso le celle dove si trovavano i detenuti con i quali, per usare un eufemismo, aveva da ridire e non riuscendo ad aprire le celle ha fatto fuoco alla rinfusa attraverso i varchi che aveva a disposizione. Il suo avvocato, raggiunto con il cellulare, gli ha consigliato di consegnare l’arma e il telefono. Prima di farlo ha ingerito la sim.

Si registra, oltre al messaggio del segretario del Sappe di cui abbiamo già parlato, anche quello del segretario generale della Fns Cisl Lazio, Massimo Costatino: “Quanto accaduto nel carcere di Frosinone è un fatto gravissimo, dove un detenuto, napoletano, ha sparato colpi di pistola e minacciato altri detenuti, per un diverbio avvenuto alcuni giorni fa”. “Istituto dove più volte avevano chiesto interventi ed anche ispezioni proprio per la nota e cronica carenza di personale. Solo alcuni giorni fa il Provveditorato, dopo un incontro con le rappresentanze sindacali , aveva previsto l’invio di ulteriori 12 unità in ambito nazionale, che si aggiungevano ad altre inviate tramite mobilità nazionale”, spiega.

Per la Fns Cisl Lazio “occorro interventi urgenti perché altrimenti collassa tutto il sistema penitenziario ed occorrono interventi immediati delle istituzioni ed anche urgentemente una ispezione”.

Sulla vicenda è intervenuto anche Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria: “Ieri pomeriggio, verso le 15.00, circa mezz’ora prima del momento in cui il detenuto ha esploso ben sei colpi calibro 7,65 all’indirizzo di altri ristretti che tre giorni prima lo avevano aggredito violentemente, si è chiaramente sentito il rumore di un drone nel perimetro del carcere. Pare, inoltre, che la rete di protezione della finestra della cella dell’attentatore sia stata divelta in un angolo, giusto quanto basta per l’introduzione di una pistola”.

 De Fazio spiega nella nota: “il via vai di droni è frequentissimo in molti istituti penitenziari, ivi compreso quello di Frosinone, e nulla può contro di esso la Polizia penitenziaria, la quale non dotata di alcun dispositivo per individuarli e inibirne le frequenze su cui ne avviene il pilotaggio da remoto. Eppure, le strumentazioni esistono, sono poco costose, portatili e di semplice e immediato posizionamento. Perché, allora, non acquistarne un certo numero e dislocarle presso quelli che possono essere gli obiettivi più sensibili, magari anche spostandole segretamente da una parte all’altra in forma deterrente?”

“Ma lo sbando totale delle carceri – prosegue il Segretario della UILPA PP – non è dovuto solo al sottodimensionamento degli organici della Polizia penitenziaria, 17mila le unità mancanti, e all’inconsistenza degli equipaggiamenti, esso va ricercato anche nella disorganizzazione complessiva e in un modello custodiale inefficace, di cui si annuncia il cambiamento da molti anni, ma rimane sempre tale. C’è da interrogarsi, infatti, anche sul perché il detenuto si è fatto recapitare la pistola e ha deciso di usarla contro i suoi aggressori di qualche giorno prima facendosi giustizia da solo. Sul perché coloro che lo avevano malmenato stavano ancora a poche celle di distanza, nella stessa sezione detentiva e avevano la possibilità di continuare a minacciarlo e irriderlo. Dov’era lo Stato, a parte quei pochi della Polizia penitenziaria e, in particolare, quell’Agente che fino all’ultimo ha dissuaso l’attentatore che poi ha consegnato spontaneamente l’arma? Crediamo, in definitiva, che l’autore del folle gesto, oltre che reo, sia esso stesso vittima di un sistema fallimentare, di cui la Ministra Cartabia e il Governo dovrebbero prendere finalmente e concretamente atto, al di là di quelle che sinora sono apparse come sterili declamazioni di principio, vuote di qualunque contenuto pragmatico”. “Lo ribadiamo – conclude De Fazio –, se nelle prossime ore non arriveranno i segnali che da troppo tempo auspichiamo, il senso di responsabilità ci farà assumere iniziative fragorose per richiamare il Governo e la politica ai propri doveri”.

Si registrano anche le prime reazioni politiche: Il consigliere regionale della Lega Pasquale Ciacciarelli questa mattina ha presentato un’interrogazione al presidente Zingaretti per sapere quali  provvedimenti la Regione intende assumere presso i competenti uffici Ministeriali , allo scopo di chiedere maggiori risorse umane e strumentali e per ripristinare le normali condizioni di operabilità lavorativa, nelle carceri del Lazio ed in modo specifico in quelle della provincia di Frosinone.

E’ intervenuto anche il capogruppo consiliare del Movimento5Stelle nonché vice presidente della Commissione Antimafia presso la Regione Lazio, Loreto Marcelli: “Le prime ricostruzioni di quanto accaduto nel pomeriggio di domenica 19 settembre, presso il carcere di Frosinone, disegnano fatti gravissimi”.

 “Ritengo a dir poco surreale che un uomo, in regime di Alta Sicurezza e condannato per reati legati alla criminalità organizzata, possa entrare in possesso di un’arma ed usarla sia per minacciare una guardia penitenziaria sia per sparare ad altri detenuti. È doveroso – continua Marcelli – indagare sull’episodio, accertare le responsabilità e poi confrontarsi con le autorità preposte sulla necessità di garantire ulteriormente misure di sicurezza adeguate ed idonee per i lavoratori e detenuti che si trovano nelle strutture penitenziarie affinché quanto accaduto ieri non si possa più verificare”.

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