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FIRENZE: IL CLAN DEI CASALESI RICICLAVA IN TOSCANA

ROMA: USURA, MISURA CAUTELARE IN CARCERE

Il clan dei Casalesi riciclava denaro nelle imprese edili in Toscana. 17 imprenditori sono finiti così sotto indagine. L’inchiesta della procura antimafia di Firenze. Le investigazioni si sono incentrate sull’amministratore di una società già condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso per aver agevolato il gruppo criminale di Vincenzo Zagaria. Imprenditori e amministratori, ritenuti contigui al clan camorristico, che avrebbero operato prevalentemente in Toscana, pur essendo attivi in tutta Italia, sono tutti originari o residenti tra le province di Grosseto, Caserta, Roma, Pordenone, Messina, Massa Carrara, Brescia, Vicenza e Trento. I finanzieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo toscano, nel periodo 2019-2024 hanno svolto le indagini finalizzate ad approfondire le dinamiche a contrasto del sodalizio dedito alla commissione di una pluralità di reati economico-finanziari con l’aggravante dell’aver favorito e rafforzato il clan camorristico dei Casalesi. Le investigazioni si sono incentrate su Francesco Fabozzo, originario di Casaluce e trapiantato a Grosseto, amministratore della società Delta Costruzioni, già condannato dalla Corte d’Appello di Napoli con sentenza definitiva per estorsione aggravata dal metodo mafioso per aver agevolato il gruppo criminale di Vincenzo Zagaria.

Nell’inchiesta sono coinvolte anche due imprese edili con sede a Grosseto, la Delfa costruzioni e la Effe2 Costruzioni indagate per illecito amministrativo commesso dagli amministratori. Fabozzo, ritiene la Procura, con il supporto dei figli Luigi e Teresa, avrebbe impiegato nella sua azienda quasi 300mila euro, denaro proveniente da presunte attività illecite commesse da Vincenzo Ferri, che nel clan dei Casalesi avrebbe avuto il ruolo di gestire società cartiere dedite alla falsa fatturazione. Nel corso delle attività, sono stati raccolti anche elementi riguardanti un’ipotesi di bancarotta contestata allo stesso imprenditore residente a Grosseto ed altri imprenditori, sempre vicini al clan dei Casalesi, che avrebbero depauperato una società a responsabilità limitata con sede a Verona, cagionandone il fallimento. In particolare, gli indagati avrebbero distratto fraudolentemente in favore di altre imprese agli stessi riconducibili denaro, materiali, attrezzature e contratti d’appalto, quantificabili in quasi 5.000.000 di euro. Le ipotesi di reato sono l’impiego di denaro di provenienza illecita, l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, il trasferimento fraudolento di valori e la bancarotta fraudolenta.

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